FAQ - Domande e Risposte
Le Domande e Risposte Più Frequenti
Esplora la sezione FAQ, una raccolta di domande frequenti che rispondono alle curiosità e dubbi più comuni dei miei pazienti.
- Il counsellor è un esperto nella relazione che si forma attraverso un percorso esperienziale e pratico presso scuole riconosciute dal MIUR. Il suo focus è sul benessere e offre un ascolto attivo, privo di giudizio, durante momenti di crisi, cambiamenti o per migliorare le relazioni.
- Lo psicologo, attraverso un percorso universitario, acquisisce competenze cliniche per prevenire, curare e riabilitare la salute mentale. Può fornire sostegno psicologico, somministrare test psicodiagnostici e redigere relazioni per il tribunale.
- Lo psicoterapeuta è un professionista che ha una formazione specifica a cui può accedere solo se è già psicologo o medico. Attraverso la relazione professionale con la persona la aiuta ad attuare cambiamenti interiori a un livello profondo. La psicoterapia permettere non solo una conoscenza approfondita di sé ma anche un’esperienza riparativa di situazioni di malessere importante, sia transitorio che durevole come nei disturbi di personalità.
- Lo psichiatra è un medico e può somministrare farmaci specifici per disturbi mentali. A differenza degli altri professionisti, lo psichiatra non svolge psicoterapia se non è anche formato come psicoterapeuta.
Le esperienze dei pazienti nel mio studio sono uniche in quanto riflettono percorsi soggettivi. Evito standardizzazioni e manuali, entro in contatto con te, che sei unico. Per questo ti riporto alcune testimonianze che potrebbero esserti di spunto
Partendo da un problema fisioterapico, un paziente ha compreso alcune dinamiche che lo portavano a comunicare in modo poco chiaro, alimentando malessere e incomprensioni nella vita intima. Il percorso ha favorito in lui un’espressione comunicativa più chiara ed efficace e maggiore apertura nelle relazioni affettive.
Qualcuno ha descritto il mio studio come una stanza insonorizzata priva di giudizio, un luogo dove si può esprimere liberamente qualsiasi pensiero. Questa persona ha potuto elaborare pensieri di cui si vergognava e fare pace interiormente con se stessa.
Una persona che si è presentata con il mal di schiena ha sperimentato un notevole sollievo fisico nel mettere a fuoco, e di conseguenza cambiando approccio, situazioni lavorative che stava vivendo come opprimenti.
Molte persone, partendo da un disagio nella gestione delle proprie emozioni, hanno scoperto modi nuovi per sentirsi a proprio agio in vari contesti, sperimentando padronanza e libertà personale inaspettate.
In una situazione di disabilità psicofisica, il percorso di una persona le ha permesso di percepirsi integra nonostante la patologia, promuovendo l’espressione e il riconoscimento della propria esistenza e sensibilità.
Alcuni percorsi per problemi fisioterapici hanno consentito di sperimentare sia lo scioglimento del dolore fisico che una tranquillità emotiva di cui hanno beneficiato anche famigliari e conviventi.
I pazienti che preferiscono le tecniche di rilassamento, il massaggio e l’approccio della consapevolezza corporea, riportano senso di sollievo ai malesseri e una maggiore pace interiore.
Alcuni, che desideravano scoprire il linguaggio del proprio corpo, sono entrati in contatto col proprio mondo interiore e hanno trasformano i sintomi in opportunità di crescita e cambiamento nella propria vita. Per esempio un dolore a una scapola si è sciolto quando la persona ha preso contatto col proprio bisogno nascosto di intimità e ha orientato la sua intenzione a soddisfarlo; una sciatalgia è scomparsa trasformando la tendenza a reprimere i propri bisogni nel rispetto dei propri ritmi.
Tra chi ha scelto un percorso di cambiamento emotivo c’è chi si è riscattato da situazioni invischiate che toglievano il sorriso e facevano agire la persona con astio e rancore. Il cambiamento ha portato a un senso di fierezza e gioia.
Una ragazza con un’esperienza di malattia ingravescente ha scelto di intraprendere un percorso per comprendere la natura della sua sofferenza. Una grave ferita affettiva l’aveva colpita nel profondo. Attraverso il percorso e un grande coraggio, abbiamo toccato insieme le crepe interiori e ricucito con amore e gentilezza i sentieri interni di questa anima addolorata che ha ripreso a vivere.
Queste esempi, tratti da percorsi coi miei pazienti, sono piccoli spunti che riflettono la varietà di ogni individuo: da come ogni organismo esprime il malessere a come lo trasforma rifiorendo. Ciò che emerge nel tuo viaggio individuale avviene durante la seduta momento per momento ed è focalizzato sulla tua salute fisica, emotiva e relazionale.
Riflettere e meditare sono due concetti distinti. La meditazione rientra non solo nelle tecniche di rilassamento, in base a come viene utilizzato è uno strumento di consapevolezza e conoscenza di sé.
Mentre riflettere implica pensare e ragionare su qualcosa, come un comportamento passato o scenari futuri di una scelta, meditare significa rimanere in contatto con il presente, spostando l’attenzione dal pensiero alle sensazioni interiori. Durante la meditazione, ci si concentra sull’effetto che un determinato pensiero ha, sospendendo valutazioni, interpretazioni e giudizi, e mantenendo uno stato di accoglienza.
In sintesi, riflettere coinvolge il ragionamento attivo, mentre meditare è un’esperienza più centrata sul momento presente e consapevole delle sensazioni interiori.
La meditazione serve ad “allenarsi” a saper affrontare i momenti difficili che non hanno soluzioni senza essere travolti dalla sofferenza. Spesso, le esperienze dolorose portano le persone a evitare emozioni sgradevoli, come la sofferenza per la rottura di un rapporto o l’ansia legata a eventi al di fuori del nostro controllo. Questo, nel tempo, può avere risvolti negativi sul benessere psicofisico. La pratica costante della meditazione aiuta a sviluppare la capacità di tollerare ciò che c’è, rafforzando l’abilità di rimanere nel presente.
La meditazione non solo contribuisce a gestire con maggior serenità momenti di vita complessi, ma favorisce anche un aumento della consapevolezza. Questo allenamento mentale può amplificare la gioia e il piacere nel quotidiano, regalando un senso di benessere profondo e di gratitudine. In definitiva, la meditazione offre uno strumento per coltivare una relazione più equilibrata con le sfide della vita e per sperimentare una maggiore pace interiore.
Mente e corpo sono aspetti indivisibili dell’individuo. Invece di considerarli come entità separate, è più accurato vederli come interconnessi e interdipendenti.
Da un punto di vista fisiologico la mente ha sede nel cervello, che è una parte del corpo. Si potrebbe quindi affermare che il corpo ospita e genera i pensieri. Tuttavia gli stessi pensieri, generati dal mente, controllano molte azioni del corpo.
Pertanto mente e corpo sono due entità che insieme fanno parte dell’organismo e gli consentono di vivere nell’ambiente nel miglior modo possibile. Collaborano sinergicamente per soddisfare i bisogni naturali di crescita, vita ed evoluzione, mantenendo una costante interazione dentro e fuori di sé.
In definitiva, sono componenti dell’organismo umano che lavorano insieme per garantire il funzionamento armonioso e una risposta adattativa alle sfide della vita. Un percorso di cura deve necessariamente tenere conto di entrambe.
La risposta a questa domanda è complessa e dipende da diversi fattori personali e ambientali. Spesso sono utili alcuni incontri (da 1 a 4), per identificare insieme i bisogni, gli obiettivi, e comprendere i tempi e in che modo sono raggiungibili.
La frequenza ottimale all’inizio di un percorso è spesso di una seduta alla settimana, ma anche questo può variare in base alla persona e può essere valutato insieme alla luce dei cambiamenti in itinere.
Il termine “psicosomatico” deriva dal greco, “psyche” significa “anima” e “soma” significa “corpo”, e indica un campo di studio e ricerca a metà tra medicina e psicologia. Un disturbo o sindrome di origine psicosomatica, per la medicina allopatica (occidentale, o tradizionale), rappresenta un malessere del corpo che ha radici nel mondo psichico ed emotivo della persona. In altre parole “disturbo da stress” è utilizzato per indicare la stessa condizione.
Questi disturbi esprimono un disagio profondo che però non è percepito dalla persona, la quale lo vive unicamente come un sintomo corporeo (Freud userebbe il termine “inconscio”). Tra le sindromi riconosciute dalla medicina come psicosomatiche troviamo la fibromialgia, la sindrome del colon irritabile, le cefalee tensive, alterazioni dell’equilibrio ormonale, ecc.
La psicoterapia della Gestalt, considerando l’organismo nel suo insieme vede sia il disagio mentale che quello fisico come la migliore forma di adattamento possibile all’ambiente circostante.
Nell’approccio della Gestalt l’unico vero problema è rappresentato dal fatto che alcuni adattamenti diventano rigidi e, inconsapevolmente, continuando ad essere utilizzati anche quando non servirebbe più, provocando un impoverimento dell’energia vitale e delle risposte della persona alle nuove richieste ambientali. Ciò genera e mantiene in essere sofferenze indesiderate a volte anche in forme gravi, come nelle malattie autoimmuni o altri disturbi di difficile gestione.
La terapia ha l’obiettivo di ricondurre poco a poco a ripristinare la flessibilità dell’organismo di rispondere adeguatamente all’ambiente, in modo adatto al momento presente. Poiché le situazioni della vita cambiano continuamente mentre la persona, impaurita dalle esperienze passate, accumula limitazioni che fanno perdere energia vitale, la terapia si propone di sostenere al cambiamento e affrontare le paure ristabilendo la fiducia in se stessi.
Quando si vive una limitazione fisica, come un mal di schiena cronico, dolori articolari, pressione alta, sindrome da colon irritabile, o altre sindromi considerate “da stress”, non è necessario avvertire lo stress in modo consapevole. Spesso, i meccanismi di difesa agiscono prima che la persona ne sia consapevole, e quando si avverte il problema, è già strutturato e vissuto nel corpo. In queste situazioni, è importante comprendere che il disagio può essere generato da una difesa contro una situazione vissuta come difficile, di cui la persona è diventata inconsapevole nel tempo.
Affrontare tali situazioni richiede pazienza, accoglienza e tempo per la trasformazione. Creare le condizioni per accogliere quel malessere, che nonostante il disagio è anche la migliore soluzione possibile di quel momento, è un processo che richiede consapevolezza e apertura nei confronti di sé stessi. La consapevolezza di questi meccanismi è il primo passo verso la trasformazione e lo scioglimento del problema legato allo stress.
Nella cultura medica occidentale, la consuetudine è quella di curare un problema anziché prendersi cura della salute. A differenza della cultura orientale, dove il medico è visto come un “allenatore di benessere”, qui è più comunemente percepito come qualcuno che “deve risolvere il problema”. Il mio approccio è vicino alla cultura orientale (olistica), trovando importante prendersi cura di sé stessi indipendentemente dal luogo in cui il malessere si manifesta (corpo, emozioni o mente).
È fondamentale imparare a comprendere cosa il nostro organismo ci chiede per ripristinare l’equilibrio perso, che si tratti di risorse di natura fisica o competenze psicologiche poco importa. Quello che conta è accompagnare andare alla scoperta di ciò che dentro, magari chiuso in un cassetto, può essere utilizzato per ritrovare il benessere. L’obiettivo è esplorare le risorse personali, fisiche e psicologiche, per favorire il recupero dell’equilibrio e della salute.
Il termine “olistico” deriva dal greco “holos”, che significa “interezza, tutto”. Affrontare un problema in modo olistico implica non dividere l’essere umano e l’intero organismo nelle sue sottocomponenti (emozioni, mente, corpo, e i vari apparati come muscolare, scheletrico, nervoso, ecc.), ma considerarlo nel suo insieme. Significa prendersi cura della persona considerando i vari livelli senza separarli tra di loro, riconoscendoli come manifestazioni di un tutto nella sua completezza.
Come afferma Fritz Perls, fondatore della psicoterapia della Gestalt, “il tutto è diverso dalla somma delle sue parti”, e l’organismo esiste in relazione all’ambiente circostante. Nell’approccio olistico, si tiene conto del sistema come parte integrante di come la persona vive. Affrontare un problema in modo olistico significa considerare l’essere umano come un insieme interconnesso di aspetti fisici, emotivi, mentali e ambientali non isolando le singole componenti ma riconoscendole come parte di un quadro più ampio.
La psicoterapia della Gestalt è un approccio terapeutico nato nella metà del secolo scorso, ideato da Fritz Perls. Perls integrò discipline orientali all’approccio psicoterapeutico dell’epoca, introducendo il concetto fondamentale del “qui ed ora”. Questo rappresenta una deviazione dal metodo analitico predominante in quel periodo, il quale cercava le radici dei problemi di salute mentale nell’analisi del passato.
La psicoterapia della Gestalt focalizza l’attenzione sul presente, considerandolo come il contesto in cui esiste tutto ciò che serve per il cambiamento. Il terapeuta diventa un facilitatore di esperienze riparatrici attraverso il contatto diretto con la persona. Secondo la psicoterapia della Gestalt, tutti i problemi, sia nevrotici che psicotici, affondano le radici in situazioni relazionali difficili e complesse.
La relazione col terapeuta diventa un mezzo per risanare queste mancanze, consentendo alla persona di riappropriarsi di un contatto nutriente con sé stessa, con gli altri e con l’ambiente circostante. Gran parte del lavoro consiste nel diventare consapevoli, attraverso attività creative e corporee, dei modi in cui involontariamente ci allontaniamo dal benessere. L’obiettivo è coltivare le risorse che guidano al rispetto dell’organismo, al riconoscimento dei bisogni autentici e all’accoglienza dell’amore.
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